Appunti su Preludio

Nel Giardino delle Stanze Sonore, Patrizia e il suo gruppo di giovani giardinieri — Filippo, Julia e Sara — lavorano a Preludio.


A maggio il giardino verrà aperto al pubblico: vi invitiamo a prenotare in anticipo, i posti sono limitati.


In questi mesi, Patrizia sembra più che disegnare un progetto, interrogare uno sguardo.

Si muove sul limite, mescolando visioni e linguaggi, cercando di ascoltare la forza stessa del giardino.
Lavorare qui significa lasciarsi contagiare dai tempi delle piante, dal loro modo lento di abitare lo spazio.

Le fargesie, in particolare, hanno trovato dimora lungo il cammino di Preludio: risalgono dal basso, costruendo un margine fitto, sussurrato, mentre alcuni getti più vigorosi sembrano cercare un suono più alto.

Sopra di esse, tele color celeste — membrane sottili — cercano il loro posto: superfici leggere fra terra e cielo, pronte ad assorbire e restituire luce, vento, parole.


Fare giardino con Patrizia è una pratica di attenzione:schiva le spiegazioni, trattiene, ascolta.

È come una nota sospesa, un pedale sonoro che fa vibrare tutto il resto.

Uno spazio che non consegna mai una conclusione.
Un effetto di preludio: qualcosa sta sempre per cominciare.

Pensiero (in attesa della primavera).

In trent’anni di vita questo giardino è diventato un piccolo cosmo abitato da innumerevoli creature. In tutto questo tempo ho imparato che essere giardinieri non significa imporre alla natura di piegarsi ai nostri desideri, ma piuttosto ascoltarla, dialogare con essa e trovare un equilibrio nel rispetto reciproco. Creare Bellezza insieme è il vero obiettivo.

È un cammino segnato da difficoltà, ma il giardino, come un essere vivente, chiede di resistere. Perché la sua bellezza è una luce da condividere, un seme di speranza. E in un mondo che non può esistere senza speranza, tornare in giardino, con tutte le sue fatiche, non è solo un atto di resistenza, ma – come ci ricorda Hillman – è un modo per fare anima.

Patrizia

Il giardino delle stanze sonore

Ho sempre creduto che un giardino nascesse da un progetto realizzato su carta e poi messo in pratica. Mi rendo conto che ci sono modi diversi di fare giardino e per me, che ho sempre praticato l’esperienza dell’arte, plasmare stanza per stanza questo ambiente è stato, ed è, come dipingere su una tela viva e mutevole.
Nel fare giardino è il dialogo con la vita che più mi sorprende e che chiede un paziente ascolto per accogliere il nuovo, modificando continuamente la mia pennellata di apprendista giardiniere.
Questa mutevolezza fa sì che “l’opera” non sia mai compiuta. Ogni traguardo pone altre mete da raggiungere… e l’avventura continua!

Così mi piace immaginare questo giardino come un atelier a cielo aperto dove io non sono l’autore, ma l’interprete operante del Genius Loci. Il cantiere è sempre aperto.

Forse domani scopriremo un’altra stanza.

Patrizia

IMG_20171217_085651_995