Preghiere al Vento: Ultimi Video e Auguri per il Nuovo Anno

Con la fine dell’anno desideriamo condividere un saluto e un augurio per il 2026, insieme alla presentazione degli ultimi video dell’evento “Preghiere al vento”.

È stato un percorso intenso — musica, poesia, movimento e paesaggio — in un’esperienza collettiva dedicata all’ascolto e all’incontro. Oggi condividiamo i video conclusivi che completano il percorso.

Ringraziamo tutte le persone che hanno partecipato e seguito con attenzione il progetto nel corso dell’anno. Preghiere al vento ha rappresentato per noi un momento importante di condivisione e riflessione, nato dal desiderio di far dialogare arte, natura e interiorità.

Con questo ultimo appuntamento, auguriamo a tutti un nuovo anno sereno, ricco di scoperte, incontri e nuovi spazi di ascolto.


Che il 2026 porti vento favorevole ai vostri progetti e ai vostri giardini interiori.

Patrizia – Giardini delle Stanze Sonore

Preghiere al vento 2025, terza edizione: Natura.

Anche per questa edizione abbiamo il piacere di presentare il docufilm a cura di Pierluigi Creziato e Simone Cilumbriello.

Quest’anno il materiale video è ancora più ricco e articolato: oltre al docufilm principale sono infatti in lavorazione anche una serie di clip dedicate ai singoli interventi vissuti durante l’evento.

Ve ne proponiamo qui un paio, con la promessa di condividere a breve anche tutte le altre.

Infine vi proponiamo il testo integrale del prologo del Professor Raffaele Milani e il documento in PDF relativo all’intervento della Professoressa Laura Falchi.

PREGHIERE AL VENTO 2025

Un caro e affettuoso saluto a tutte le persone presenti.

Avete ascoltato un concerto di Tamburi Taiko a cura di Fuden Daiko del Tempio e Monastero Zen Sōto Shōbōzan Fudenji, sede di Salsomaggiore Terme, appartenente alla tradizione del Buddhismo Zen.

Con questo suono apriamo la terza edizione di “Preghiere al Vento. Dialoghi interreligiosi. La via spirituale dell’arte”.
Il tema di quest’anno è la Natura; l’anno scorso fu la figura dell’Angelo.

Siamo nel bellissimo giardino di Patrizia Merendi.
E davvero: dove potremmo trovarci, se non in un giardino?
Il giardino è il luogo in cui la natura rivela tutta la sua poesia e la sua sacralità; è uno spazio insieme ideale e reale, nel quale raccoglierci in una comune fratellanza, sotto le dodici bandiere che portano al vento trecento preghiere provenienti da molte tradizioni spirituali della terra.

Questa è la sede giusta: qui l’anima della natura e l’anima dell’arte si uniscono per alimentare i cuori nell’amicizia e nell’amore, riparo dall’odio e dal sospetto.

Le pratiche dei culti religiosi, o quelle ispirate a espressioni spirituali diverse, ci salvano dal caos e dalla discordia: sono guida tanto per i credenti quanto per i non credenti.
Da esse – musica o poesia, danza o scultura – spira la speranza attiva di un bene comune.

Nelle ultime pagine di La persona e il sacro, Simone Weil, trattando dell’anima immortale, scrive:
«Il bene è l’unica fonte del sacro. Solo il bene e ciò che è relativo al bene è sacro.
Ciò che è sacro, lontano dall’essere la persona, è impersonale.
Tutto ciò che nell’uomo è impersonale è sacro».

La natura, che scolpisce la terra, è il centro di tutte le vie; e alcune vie spirituali hanno proprio nella natura il loro nucleo più profondo.
Per questo, nell’edizione 2025, ricordando il Cantico delle creature di Francesco d’Assisi, abbiamo voluto far risuonare la voce dei Nativi americani, del Buddhismo Zen, del Daoismo, della tradizione Hindu, e insieme essere memori dell’etica del paganesimo antico greco-romano.

Senza dimenticare che il respiro della natura viene colto e consacrato dalla scrittura poetica.
Laicità e spiritualità, dunque, si abbracciano in un percorso mistico: meditare è prendersi cura.
Tutte le arti sono una forma di preghiera, diceva Tarkovskij.
La spiritualità, che attinge alla vacuità cosmica e alla metamorfosi, ci permette di entrare in sintonia con la natura, con le sue leggi, e di conciliare gli opposti per raggiungere l’integrità psicofisica.

Diverse vie di pensiero illuminano questo cammino: Meister Eckhart, Albert Schweitzer, Mahatma Gandhi, Lev Tolstoj, e – in ambito italiano – Pier Cesare Bori, Romano Madera, Marco Vannini, Duccio Demetrio.

Sulle ali di questa visione assisteremo al concerto “Musica per la pace”, dell’Orchestra italo-spagnola formata da giovanissimi e diretta da Jesús Moreno Herrero.

Ispirati dalle antiche parole che guidano un percorso etico tra culture, ci riconosciamo – come scriveva Rainer Maria Rilke nel Libro d’Ore
attorno a Dio come un falco, o una tempesta, o un canto grande,
in un desiderio di armonia contro la seduzione del male.

E possiamo far nostre le parole di Erasmo da Rotterdam negli Adagia:
«Perché è da belve, non da uomini, impegnarsi in uno sterminio reciproco».

Con queste parole,
vi auguro un buon pomeriggio.

Preghiere al vento

Gran lavorio al “Giardino delle Stanze Sonore” .

Si avvicina il 28 settembre data dell’edizione 2025 di “Preghiere al vento“, il nostro incontro di dialogo interreligioso che unisce diverse tradizioni spirituali attraverso danza sacra, recitazione e canto di preghiere.

L’evento, aperto a tutti con ingresso gratuito, offrirà momenti di ascolto e condivisione grazie a performance dal Buddismo Zen, alle tradizioni Ojibway, al Taoismo, alla musica hindustani e molto altro.

Un’occasione unica per celebrare la spiritualità e la pace attraverso l’arte.

Vi aspettiamo.

Il Quadro-giardino di Patrizia Merendi

Articolo di presentazione

In collaborazione con Bologna Welcome.

 

Il sorprendente giardino, adiacente a un’abitazione costruita a cavallo dell’ultima guerra, è situato nella campagna occidentale bolognese, in un territorio rurale vicinissimo alla città in cui sono ancora riconoscibili alcuni caratteri storico-paesaggistici dell’antica comunità di Olmetola (ville, nuclei c olonici, viabilità storica, fossi, siepi e filari alberati).

Nel ’700 il terreno su cui insiste il giardino era parte della grande tenuta della famiglia senatoria Scappi, che aveva il fulcro nell’odierna Villa Bernaroli, e in particolare del podere di un nucleo colonico nelle vicinanze, tuttora esistente, che nella carta dell’ Ufficio Acque e Strade (1774) era detto Fabbreria Scappi e in seguito Fabbreria vecchia.

Via Felicina, che nel nome ricorda un’altra famiglia senatoria bolognese, i Felicini, che avevano proprietà nella zona prima degli Scappi, rappresenta un cardo della centuriazione romana, che incrocia il decumano di via Olmetola non lontano dal giardino, nel punto in cui un’edicola votiva segnala ancora l’antichissimo crocicchio.

L’attuale proprietaria, l’artista simbolista Patrizia Merendi, iniziò circa 20 anni fa la ristrutturazione dell’edificio, creando anche una prima forma di giardino, secondo uno sviluppo per blocchi non più riconoscibile.

L’accesso avviene attraverso un alto corridoio di siepi miste e informali che isolano dal contesto: da subito si percepisce l’invito alla scoperta. È un giardino riservato, che si svela poco a poco, man mano che ci si inoltra nelle tante stanze verdi che lo compongono, legate l’una all’altra da altrettanti canali prospettici e vie di fuga per l’occhio attento che, dopo avere scoperto insoliti e affascinanti insiemi di forme e tonalità di verde nel ricchissimo sottobosco, corre naturalmente più lontano, oltre uno squarcio tra le fronde dell’acero giapponese, al di là di un cancello, verso un campo lontano, tra i rami che inquadrano una stele di vetro o verso una mangiatoia per uccelli appesa in alto.

Nato senza un progetto complessivo ma seguendo la passione, la curiosità e la ricerca, è oggi un giardino complesso, che occorre interpretare, con angoli di grande equilibrio naturalistico e inserti simbolici forti.

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È stato creato un biolago (80 cm di profondità) che accoglie specie particolari, come Ceratophyllum demesum e Iris pseudocorus , e un susseguirsi di cascatelle create con canne d i bambù.

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Nella parte centrale si apre un grande spazio luminoso dove la proprietaria ha realizzato un Karesansui, un giardino giapponese (impropriamente detto Zen).

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Poco oltre s i trova un labirinto che riproduce, con dimensioni dimezzate, quello celebre della cattedrale di Chartres. Più vicino all’edificio, immerso nella vegetazione e davvero poco percepibile, si trova l’unico esemplare arboreo preesistente, un grande tiglio simbolo del giardino, circondato da una morbida bordura di Brunnea macrophylla.

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I fiori, tuttavia, non sono gli elementi principali del giardino, per cui sono fondamentali soprattutto il formalismo e il cromatismo fogliare, anche se nel periodo di massima fioritura il giardino regala un vero e proprio percorso olfattivo.

La cura del giardino viene eseguita quotidianamente dalla proprietaria senza ricorrere a impianti per l’irrigazione, l’illuminazione e lo sfalcio, in modo da assecondarne la naturale evoluzione.

Tra le numerosissime specie vegetali presenti spiccano acero saccarino, nocciolo, sambuco, pioppo cipressino, acero rosso giapponese, rose, felci, hoste, ortensie, ninfee, ellebori.

Di recente, tra le tante specie di uccelli presenti, si sono impadronite di questa piccola oasi nella campagna anche alcune coppie di parrocchetto dal collare, un elegante e simpatico pappagallo ormai presente in diverse città italiane (da Genova a Palermo) e in Europa, con una crescita esponenziale negli ultimi anni.