Quest’anno Preghiere al vento non potrà svolgersi.
A causa di un problema di salute, Patrizia dovrà sottoporsi a un intervento di protesi all’anca e avrà bisogno di un po’ di tempo per la riabilitazione.
Abbiamo quindi deciso di rimandare l’appuntamento al prossimo anno, quando speriamo di poter tornare ad accogliervi nel giardino con la stessa cura e lo stesso desiderio di condivisione.
Patrizia sarà presto di nuovo attiva in giardino: ci vorrà solo un po’ di pazienza.
Vi ringraziamo per l’affetto e la comprensione e vi aspettiamo nel 2027, tra le piante, i suoni e il vento del nostro giardino.
Nel Giardino delle Stanze Sonore, Patrizia e il suo gruppo di giovani giardinieri — Filippo, Julia e Sara — lavorano a Preludio.
A maggio il giardino verrà aperto al pubblico: vi invitiamo a prenotare in anticipo, i posti sono limitati.
In questi mesi, Patrizia sembra più che disegnare un progetto, interrogare uno sguardo.
Si muove sul limite, mescolando visioni e linguaggi, cercando di ascoltare la forza stessa del giardino. Lavorare qui significa lasciarsi contagiare dai tempi delle piante, dal loro modo lento di abitare lo spazio.
Le fargesie, in particolare, hanno trovato dimora lungo il cammino di Preludio: risalgono dal basso, costruendo un margine fitto, sussurrato, mentre alcuni getti più vigorosi sembrano cercare un suono più alto.
Sopra di esse, tele color celeste — membrane sottili — cercano il loro posto: superfici leggere fra terra e cielo, pronte ad assorbire e restituire luce, vento, parole.
Fare giardino con Patrizia è una pratica di attenzione:schiva le spiegazioni, trattiene, ascolta.
È come una nota sospesa, un pedale sonoro che fa vibrare tutto il resto.
Uno spazio che non consegna mai una conclusione. Un effetto di preludio: qualcosa sta sempre per cominciare.
Con la fine dell’anno desideriamo condividere un saluto e un augurio per il 2026, insieme alla presentazione degli ultimi video dell’evento “Preghiere al vento”.
È stato un percorso intenso — musica, poesia, movimento e paesaggio — in un’esperienza collettiva dedicata all’ascolto e all’incontro. Oggi condividiamo i video conclusivi che completano il percorso.
Ringraziamo tutte le persone che hanno partecipato e seguito con attenzione il progetto nel corso dell’anno. Preghiere al vento ha rappresentato per noi un momento importante di condivisione e riflessione, nato dal desiderio di far dialogare arte, natura e interiorità.
Con questo ultimo appuntamento, auguriamo a tutti un nuovo anno sereno, ricco di scoperte, incontri e nuovi spazi di ascolto.
Che il 2026 porti vento favorevole ai vostri progetti e ai vostri giardini interiori.
Anche per questa edizione abbiamo il piacere di presentare il docufilm a cura di Pierluigi Creziato e Simone Cilumbriello.
Quest’anno il materiale video è ancora più ricco e articolato: oltre al docufilm principale sono infatti in lavorazione anche una serie di clip dedicate ai singoli interventi vissuti durante l’evento.
Ve ne proponiamo qui un paio, con la promessa di condividere a breve anche tutte le altre.
Infine vi proponiamo il testo integrale del prologo del Professor Raffaele Milani e il documento in PDF relativo all’intervento della Professoressa Laura Falchi.
PREGHIERE AL VENTO 2025
Un caro e affettuoso saluto a tutte le persone presenti.
Avete ascoltato un concerto di Tamburi Taiko a cura di Fuden Daiko del Tempio e Monastero Zen Sōto Shōbōzan Fudenji, sede di Salsomaggiore Terme, appartenente alla tradizione del Buddhismo Zen.
Con questo suono apriamo la terza edizione di “Preghiere al Vento. Dialoghi interreligiosi. La via spirituale dell’arte”. Il tema di quest’anno è la Natura; l’anno scorso fu la figura dell’Angelo.
Siamo nel bellissimo giardino di Patrizia Merendi. E davvero: dove potremmo trovarci, se non in un giardino? Il giardino è il luogo in cui la natura rivela tutta la sua poesia e la sua sacralità; è uno spazio insieme ideale e reale, nel quale raccoglierci in una comune fratellanza, sotto le dodici bandiere che portano al vento trecento preghiere provenienti da molte tradizioni spirituali della terra.
Questa è la sede giusta: qui l’anima della natura e l’anima dell’arte si uniscono per alimentare i cuori nell’amicizia e nell’amore, riparo dall’odio e dal sospetto.
Le pratiche dei culti religiosi, o quelle ispirate a espressioni spirituali diverse, ci salvano dal caos e dalla discordia: sono guida tanto per i credenti quanto per i non credenti. Da esse – musica o poesia, danza o scultura – spira la speranza attiva di un bene comune.
Nelle ultime pagine di La persona e il sacro, Simone Weil, trattando dell’anima immortale, scrive: «Il bene è l’unica fonte del sacro. Solo il bene e ciò che è relativo al bene è sacro. Ciò che è sacro, lontano dall’essere la persona, è impersonale. Tutto ciò che nell’uomo è impersonale è sacro».
La natura, che scolpisce la terra, è il centro di tutte le vie; e alcune vie spirituali hanno proprio nella natura il loro nucleo più profondo. Per questo, nell’edizione 2025, ricordando il Cantico delle creature di Francesco d’Assisi, abbiamo voluto far risuonare la voce dei Nativi americani, del Buddhismo Zen, del Daoismo, della tradizione Hindu, e insieme essere memori dell’etica del paganesimo antico greco-romano.
Senza dimenticare che il respiro della natura viene colto e consacrato dalla scrittura poetica. Laicità e spiritualità, dunque, si abbracciano in un percorso mistico: meditare è prendersi cura. Tutte le arti sono una forma di preghiera, diceva Tarkovskij. La spiritualità, che attinge alla vacuità cosmica e alla metamorfosi, ci permette di entrare in sintonia con la natura, con le sue leggi, e di conciliare gli opposti per raggiungere l’integrità psicofisica.
Diverse vie di pensiero illuminano questo cammino: Meister Eckhart, Albert Schweitzer, Mahatma Gandhi, Lev Tolstoj, e – in ambito italiano – Pier Cesare Bori, Romano Madera, Marco Vannini, Duccio Demetrio.
Sulle ali di questa visione assisteremo al concerto “Musica per la pace”, dell’Orchestra italo-spagnola formata da giovanissimi e diretta da Jesús Moreno Herrero.
Ispirati dalle antiche parole che guidano un percorso etico tra culture, ci riconosciamo – come scriveva Rainer Maria Rilke nel Libro d’Ore – attorno a Dio come un falco, o una tempesta, o un canto grande, in un desiderio di armonia contro la seduzione del male.
E possiamo far nostre le parole di Erasmo da Rotterdam negli Adagia: «Perché è da belve, non da uomini, impegnarsi in uno sterminio reciproco».
“Il cammino di Flora” è un attraversamento, un passo che si fa danza e memoria.
La danzatrice Chiara Passini, guidata dalla coreografia di Nicoletta Sacco (Crea Chorea – Accademia della Bellezza), porta in scena un gesto rituale, un’offerta che accompagna le antiche bandiere al fuoco, come a restituire al vento e alla luce la trama di storie e di preghiere custodite nei tessuti.
Ogni parola di queste sante trame è un filo che lega i nostri cuori in un unico grande abbraccio con il cielo.
Flora è qui e ricorda a tutti noi la Bellezza che ci salva, il ponte fra la terra e il cielo, la luce che al calar del sole, illumina la notte.
Le fotografie di Paolo Montegriffo fissano questo rito effimero, custodendone lo splendore nel tempo.
Si avvicina il 28 settembre data dell’edizione 2025 di “Preghiere al vento“, il nostro incontro di dialogo interreligioso che unisce diverse tradizioni spirituali attraverso danza sacra, recitazione e canto di preghiere.
L’evento, aperto a tutti con ingresso gratuito, offrirà momenti di ascolto e condivisione grazie a performance dal Buddismo Zen, alle tradizioni Ojibway, al Taoismo, alla musica hindustani e molto altro.
Un’occasione unica per celebrare la spiritualità e la pace attraverso l’arte.
Stiamo preparando l’edizione 2025 di “Preghiere al Vento”, il nostro momento di dialogo interreligioso ispirato alla tradizione tibetana delle bandiere di preghiera.
L’iniziativa avrà luogo nel Giardino delle Stanze Sonore, creato da Patrizia Merendi. Dodici bandiere alte otto metri affidate al vento accoglieranno le nuove preghiere, trascritte a mano durante questo anno di attività, provenienti da diverse tradizioni religiose.
La volontà è di abitare il Giardino utilizzando l’arte non come decorazione, ma come via spirituale, attraverso una proposta di ascolto, un atto di presenza, una preghiera.
In questi anni tra danza sacra, recitazioni e canti di preghiere, il Giardino si è trasformato in un luogo di incontro, in cui l’arte è diventata espressione di una spiritualità che unisce, che attraversa le differenze e apre spazi di accoglienza. “Preghiere al Vento” ha dato vita a un respiro collettivo: parole diverse, fedi diverse, ma un solo soffio.
Un gesto simbolico e necessario in tempi di separazione, per ricordare che ciò che ci unisce è più profondo di ciò che ci divide.
📍 Dove
Giardino delle Stanze Sonore
Via Felicina 1 – Bologna
In trent’anni di vita questo giardino è diventato un piccolo cosmo abitato da innumerevoli creature. In tutto questo tempo ho imparato che essere giardinieri non significa imporre alla natura di piegarsi ai nostri desideri, ma piuttosto ascoltarla, dialogare con essa e trovare un equilibrio nel rispetto reciproco. Creare Bellezza insieme è il vero obiettivo.
È un cammino segnato da difficoltà, ma il giardino, come un essere vivente, chiede di resistere. Perché la sua bellezza è una luce da condividere, un seme di speranza. E in un mondo che non può esistere senza speranza, tornare in giardino, con tutte le sue fatiche, non è solo un atto di resistenza, ma – come ci ricorda Hillman – è un modo per fare anima.