Tutto comincia in un giardino

Il desiderio di una scorribanda teatrale, ovvero:

๐—ง๐—จ๐—ง๐—ง๐—ข ๐—–๐—ข๐— ๐—œ๐—ก๐—–๐—œ๐—” ๐—œ๐—ก ๐—จ๐—ก ๐—š๐—œ๐—”๐—ฅ๐——๐—œ๐—ก๐—ข di NeNe e Patrizia Merendi

Un viaggio emozionale alla ricerca delle proprie origini ancestrali, non uno spettacolo, piuttosto un’esperienza spettacolare, un percorso mitico ed evocativo. Un’affascinante passeggiata in un luogo unico, un mondo a sรฉ, fatto di colori, di profumi, di alberi, sentieri, ponti ed anche un mondo di intuizioni, di metafore di insegnamenti, a disposizione di ogni anima che passa, dati con la facilitร  dei riflessi della luce su un lago.

“๐˜–๐˜จ๐˜ฏ๐˜ช ๐˜ท๐˜ฐ๐˜ญ๐˜ต๐˜ข ๐˜ค๐˜ฉ๐˜ฆ ๐˜ฑ๐˜ข๐˜ณ๐˜ญ๐˜ฐ ๐˜ค๐˜ฐ๐˜ฏ ๐˜ถ๐˜ฏ ๐˜ด๐˜ข๐˜ฑ๐˜ช๐˜ฆ๐˜ฏ๐˜ต๐˜ฆ ๐˜ด๐˜ฐ๐˜ฏ๐˜ฐ ๐˜ด๐˜ช๐˜ค๐˜ถ๐˜ณ๐˜ฐ ๐˜ค๐˜ฉ๐˜ฆ ๐˜ญ๐˜ข ๐˜ง๐˜ฆ๐˜ญ๐˜ช๐˜ค๐˜ช๐˜ต๐˜ขฬ€ ๐˜ฏ๐˜ฐ๐˜ฏ ๐˜ด๐˜ช๐˜ข ๐˜ฑ๐˜ฐ๐˜ด๐˜ด๐˜ช๐˜ฃ๐˜ช๐˜ญ๐˜ฆ. ๐˜Œ๐˜ฑ๐˜ฑ๐˜ถ๐˜ณ๐˜ฆ, ๐˜ฒ๐˜ถ๐˜ข๐˜ฏ๐˜ฅ๐˜ฐ ๐˜ฑ๐˜ข๐˜ณ๐˜ญ๐˜ฐ ๐˜ค๐˜ฐ๐˜ฏ ๐˜ช๐˜ญ ๐˜ฎ๐˜ช๐˜ฐ ๐˜จ๐˜ช๐˜ข๐˜ณ๐˜ฅ๐˜ช๐˜ฏ๐˜ช๐˜ฆ๐˜ณ๐˜ฆ, ๐˜ฎ๐˜ช ๐˜ค๐˜ฐ๐˜ฏ๐˜ท๐˜ช๐˜ฏ๐˜ค๐˜ฐ ๐˜ฅ๐˜ฆ๐˜ญ ๐˜ค๐˜ฐ๐˜ฏ๐˜ต๐˜ณ๐˜ข๐˜ณ๐˜ช๐˜ฐ”

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ANTEPRIMA ad invito

Lavorando con Patrizia

Il luogo รจ un confine.


Un limite, nella forma di una siepe: una massa di Prunus laurocerasus, potata per anni e poi abbandonata ai rovi. Dal dopoguerra, nella nostra pianura, la siepe di lauroceraso รจ diventata simbolo della borghesia che conquista la campagna, trincea che separa il giardino dal campo, il vivere moderno da quello antico.
Piace in volumi rigidi, squadrati, e per questo la si pota una o due volte lโ€™anno. Quando viene trascurata, esplode in pochi anni: le dimensioni si moltiplicano, e il senso di chiuso, di barriera impenetrabile, si fa ancora piรน marcato.

รˆ in questo ambiente rigido e inselvatichito che approda Patrizia.
Diversamente da altri lavori fatti insieme, qui non cโ€™รจ un progetto: piuttosto una tensione, un groviglio, che nasconde il suo ago magnetico. Abbiamo parlato poco. Difficile dire di piรน.

รˆ un colletto dโ€™albero, lo spacco a terra di un salice aperto in due, inglobato nella siepe incolta, la molla che innesca la nostra voglia giardiniera. Il primo atto รจ stato individuarlo e disseppellirlo dalla coltre sempreverde del lauroceraso. Lโ€™apertura, la ferita nascosta, sembra rimarginata; eppure si avverte ancora la tensione, lo strappo continuo del peso crescente dei rami, non piรน verticali.
Ma non รจ un senso di soccorso che chiama, piuttosto unโ€™assonanza di vibrazioniโ€ฆ

Le linee sinuose dei due tronchi di salice si divaricano come gambe aperte, fondendosi con quelle piรน serpeggianti del lauroceraso. Abbiamo pulito tutto fino ad altezza dโ€™uomo: neppure una gemma a nascondere le forme.

Il segno piรน netto della nostra presenza รจ affidato ai sottili rami di salice, raccolti in fasci lunghi e flessuosi, fissati con fil di ferro, grandi come un braccio. รˆ il tocco, il tratto di Patrizia: con questa mina vegetale lascia la sua impronta e compone ciรฒ che sembra una figura in movimento. Distinguo con chiarezza occhi e grembo.

A terra, nel nudo improvvisamente illuminato, abbiamo piantato a spaglio felci, consolide, e un elleboro.
Allโ€™esterno, una massa di rovi โ€” lโ€™incolto oltre la siepe โ€” lancia le sue spire radicanti: sembra un polpo gigante che attacca lo scafo-giardino. Alcuni getti li lasciamo. Nonostante le spine, ci piace questo incombere dallโ€™alto, questo spingere di lato.

Il tempo รจ la qualitร  che piรน distingue il giardino come forma dโ€™arte specifica: tempo che esprime la vita. Spesso imponderabile e imprevedibile, il vivente cambia continuamente la scena.
Ad oggi, in questo ritaglio, il tocco piรน felice รจ stata lโ€™improvvisa esplosione dei corpi fruttiferi di Armillaria mellea, il bel fungo definito โ€œspietato con i vegetali e alimentare subdolo per gli umaniโ€.

Un tempo, quando eravamo meno accorti sul cibo, lo chiamavamo famigliola buona: perchรฉ spurgato e cotto, il carpoforo era considerato una prelibatezza. Oggi la scienza tossicologica ce lo segnala a commestibilitร  incostante โ€” ovvero, pericoloso.
Unโ€™altra ambiguitร : la sua natura doppia di saprobionte-parassita. Una forma di vita che si nutre prima di legno morto (saprofita) e poi di legno vivo (parassita), capace di stendere, nel giro di un lustro, ogni presenza arborea.

Trovo che sia nel colore che Armillaria mostri tutta la sua ambigua potenza seduttiva: nasce crema pallido, vira in fretta verso un caldo ocra, un color miele โ€” da qui mellea.
Poi rilascia una coltre di spore bianca e farinosa e inizia, in poche ore, un vorticoso cambio di tinte: dal fulvo al testa di moro, e infine al nero, in una massa liquefatta dove la luce sembra risucchiata.

Ad oggi, di questo lavoro affascina soprattutto lโ€™idea di una composizione, un quadro, una cellula capace di mostrare tutte le sue parti. La vita esprime i suoi cicli e ci lega, indissolubilmente.

Inaugurazione

Patrizia Merendi, Fiorella Fiocchi e Paolo Tasini
hanno il piacere di invitarvi all’inaugurazioneย dell’opera di land art Preludio
domenica 6 maggio 2018 inย via Felicina, 1 Bologna

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Preludioย รจ un’istallazione che introduce il Giardino delle Stanze Sonore di Patrizia Merendi. Eseguita in salice in pelle, annuncia il clima e il carattere del luogo e chiama come un grande sipario aperto il visitatore all’esperienza del giardino.

Orari di visita*
Domenica 6 maggio 2018
mattina: ingressi ore 10.00 – ore 11.30
pomeriggio: ingressi ore 15.00 – ore 16.30 – ore 18.00

La visita della durata di circa un’ ora sarร  guidata dagli autori dellโ€™opera e comprenderร  un percorso all’interno del giardino.
Data la particolaritร  del luogo gli ingressi saranno organizzati per gruppi di massimo 12 persone, esclusivamente su prenotazione.

Per la prenotazione potete contattare i seguenti numeri:
Patrizia Merendi 339 7922 208
Fiorella Fiocchi 347 7993396

INGRESSO GRATUITO

* data la limitatezza degli spazi di servizio si richiede la massima collaborazione all’entrata e all’uscita del parcheggio.

Il giardino delle stanze sonore

Ho sempre creduto che un giardino nascesse da un progetto realizzato su carta e poi messo in pratica. Mi rendo conto che ci sono modi diversi di fare giardino e per me, che ho sempre praticato l’esperienza dell’arte, plasmare stanza per stanza questo ambiente รจ stato, ed รจ, come dipingere su una tela viva e mutevole.
Nel fare giardino รจ il dialogo con la vita che piรน mi sorprende e che chiede un paziente ascolto per accogliere il nuovo, modificando continuamente la mia pennellata di apprendista giardiniere.
Questa mutevolezza fa sรฌ che “l’opera” non sia mai compiuta. Ogni traguardo pone altre mete da raggiungere… e l’avventura continua!

Cosรฌ mi piace immaginare questo giardino come un atelier a cielo aperto dove io non sono l’autore, ma l’interprete operante del Genius Loci. Il cantiere รจ sempre aperto.

Forse domani scopriremo un’altra stanza.

Patrizia

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