Preghiere al vento 2024 – Il docufilm e una riflessione

Anche quest’anno abbiamo il piacere di presentare il docufilm di Pierluigi Creziato e Simone Cilumbriello.

Per condividere lo spirito dell’evento vi lasciamo inoltre il testo della presentazione di Rita Monticelli Consigliera delegata a diritti umani, dialogo interreligioso e interculturale del comune di Bologna.

Questo incontro di oggi, Preghiere al vento, sta diventando sempre di più un punto di incontro fondamentale per il dialogo interreligioso e interculturale, ma lo è ancora di più perché esprime ciò che è alla base del dialogo, e cioè la necessità, prima di tutto, di un sentire comune attraverso percorsi artistico-spirituali. Perché la conoscenza delle diverse realtà confessionali e culturali passa dal riconoscimento della comune umanità e da quello ‘spiritus’, spirito che non appartiene solo a chi crede, ma che ci attraversa tutti, che ricorda la bellezza, ma anche la fragilità e vulnerabilità della vita, di tutte le vite. In questo l’angelo, tema di questo incontro, attraversa, è il messaggero, in uno dei significati originari, che media e opera come un tessitore di trame di accoglienza e conoscenza.
A volte penso che il compito dell’angelo sia quello di tradurre, portare oltre, linguaggi sconosciuti o interpretati male, o che si ha la presunzione di conoscere, per farli riconoscere, apprezzare, e comprendere. Perché i messaggi non siano distorti, ma ascoltati e capiti. Grazie a Patrizia Merendi, una artista importante, che pratica l’accoglienza e la bellezza come sostegno all’incontro tra differenze, e a chi con lei crede che essere insieme come qui oggi, possa sostenere armonia e riconciliazione tra diversità, che crede con lei nella ricchezza dell’ascolto e nella preghiera come anelito dell’umano, e non solo dell’umano. Grazie di avermi invitata, in un periodo in cui occorre che le istituzioni siano sempre più insieme e dentro la comunità che è fatta di diverse comunità
interagenti. Il dialogo interreligioso è un progetto importante, plurale, sempre in divenire, data la sua oggettiva complessità, per la nostra città, se si vuole riconoscere Bologna come città interculturale: non si tratta soltanto di mantenere un buon vicinato, ma per costruire quella convivenza che è indispensabile alla vita interiore di ogni persona e alla vita della comunità, ma anche per sopravvivere e resistere alla necropolitica globale di questi tempi durissimi. Comunità che è spesso in questo periodo offesa, ferita, lo vediamo purtroppo da anni in Ucraina, lo vediamo con dolore in Medioriente, con le ripercussioni antisemite, e anche islamofobiche a cui abbiamo assistito anche nel nostro territorio, e per cui tutti dobbiamo chiedere scusa. Il dialogo interreligioso è importantissimo, molto più di quanto gli venga riconosciuto a livello politico e sociale. Un aspetto cruciale del dialogo interreligioso è l’incontrarsi con reciproca ospitalità su un territorio, un terreno naturale che è anch’esso fortemente parte di un anelito religioso della nostra vita. E’ anche importante e fondamentale ritrovarci attraverso l’ascolto, ancor prima del dialogo, ascoltare le
preghiere, i canti, vedere le danze e le persone, gli esseri, per conoscere prima di tutto col cuore, prima di tutto con lo spirito. Spirito che significa soffio, respiro, il principio vitale di ogni organismo. La necessità di incontro non è necessariamente solo dialogica: per questo credo che sia importante chiarire la parola dialogo che non è dialogo dialettico ma, come ci ricordava il filosofo e religioso studioso delle religioni Raimon Panikkar è un dialogo dialogato in cui non c’è qualcuno che vuole vincere (sappiamo anche quanto le religioni abbiano causato divisioni) ma desiderio di conoscenza reciproca senza cercare di convincere l’altro l’altra persona della assolutezza della propria esperienza, della propria cultura, della propria religione. Così come la filosofia dovrebbe servire a innalzarsi dalla situazione in cui viviamo, così la religione ci ricorda che siamo di più di quella passeggera appartenenza. E quindi imparare a conoscerci è parte del nostro imperativo etico,
perché come ricordava Hannah Arendt, il coabitare – anche quando non l’abbiamo scelto, è la nostra esperienza. Convivere ed essere interdipendenti, è la nostra spesso perturbante realtà. La spiritualità non è solo legata all’esperienza religiosa, non collegatanecessariamente al divino o al sacro, o nemmeno a esperienze sensoriali o di neurobiologia. È anche una questione di sentire, aspirazioni personali, di ricerca oltre la psiche. Le persone cercano spesso la spiritualità come un mezzo per esplorare domande profonde sulla vita, la morte, il significato dell’essere e del non essere.
E anche darci quella pace che non è passività, ma un impegno costante e continuo. In questo credo che la nostra città si impegni, vuole impegnarsi a fare del dialogo interreligioso spazio di incontro e di azione concreta e simbolica per la nostra comunità, ma anche spazio diriflessione e di spiritualità condivisa, di vera ospitalità.
Per questo la nostra città sostiene il progetto ‘Casa del dialogo tra religioni e culture’ che prevede sia uno spazio materiale ‘fisso’ che itinerante (l’accoglienza in diversi luoghi) e che serve non soltanto a costruire un luogo fisico ma anche uno spazio simbolico in cui incontrarsi per quel dialogo dialogante di cui parlavamo prima con le parole di Panikkar, e anche per trovare un incontro che credo sia possibile attraverso il riconoscimento della spiritualità che ci accomuna, tutte e tutti. La nostra amministrazione sta co-progettando stanze del silenzio, con la possibilità di incontrarvisi attraverso forme diverse di comunicazione, di esperienze, che possano costruire reciproca ‘accoglienza’ e conoscenza anche attraverso arte, spiritualità e creatività. Per questo c’è bisogno costruire insieme percorsi e di partecipare affinché tutti si sentano parte della comunità,
indipendentemente dal fatto che una religione sia piccola o più grande di un’altra, sia per numero che per tradizione, con rispetto della reciproca unicità, identità e allo stesso tempo collegialità. Così l’accoglienza per la città di Bologna declinata nel dialogo interreligioso è quella di ‘accogliere’, di invitarci e di farci visita, reciprocamente, così la Casa del Dialogo è spazio materiale ma anche diffuso nella città e nel territorio. E non è solo spazio per l’umano, ma per tutte le creature e per quella terra, quella natura che tutti sostiene. Come avviene qui, oggi. Credo che anche in questa prospettiva, la giornata di oggi sia molto importante: fatta di preghiere e di canti che ascolteremo, il canto, la voce, la danza sono elementi universali che ci uniscono trasversalmente al di là delle differenze e delle diversità. E infine le differenze e le diversità dovrebbero essere un elemento di
arricchimento e non un elemento di conflitto come purtroppo è spesso accaduto. Anche per questo ancora grazie per questa giornata bellissima.