Appunti su Preludio

Nel Giardino delle stanze sonore, Patrizia e il suo gruppo di giovani giardinieri — Filippo, Julia e Sara — stanno lavorando a Preludio.
A maggio il giardino verrà aperto al pubblico: vi invitiamo a prenotare in anticipo, i posti sono limitati.


In questi mesi Patrizia sembra più che disegnare un progetto, interrogare uno sguardo. Si muove sul limite, mescolando visioni e linguaggi, cercando di ascoltare la forza stessa del giardino. Lavorare qui significa lasciarsi contagiare dai tempi delle piante, dal loro modo lento di abitare lo spazio.


Le fargesie in particolare hanno trovato dimora lungo il cammino di Preludio: risalgono dal basso, costruendo un margine fitto, sussurrato, mentre alcuni getti più vigorosi sembrano cercare un suono più alto. Sopra di esse, tele color celeste — membrane sottili — cercano il loro posto: superfici osmotiche fra terra e cielo, pronte ad assorbire e restituire luce, vento, parole.


Fare giardino con Patrizia è una pratica di attenzione: schiva le spiegazioni, trattiene, ascolta. È come una nota sospesa, un pedale sonoro che fa vibrare tutto il resto.


Preludio non consegna una conclusione: resta aperto, come qualcosa che sta sempre per cominciare.